Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
Circa 30 anni fa, il Parroco di S. Donnino fu provveduto di una nuova Canonica che quegli abitanti formarono in una casa comprata dal Conte Mario Valdrighi di Modena, come risulta da rogito del Dott. Paolo Raffaelli de' 4 giugno 1846.
La strada provinciale che traversa questo paese prosegue per circa metri 500 fino al taglio del monte di Croce, da dove volgendo a sinistra, e passando sul ponte di Sala, raggiunge Piazza al Serchio.
E' questo un piccolo, ma antichissimo paese, composto di 35 case, con 32 famiglie, e 180 abitanti. Un tempo dicevasi anche Pieve di S. Pietro di Castello. Dopo il 1376 si appellò Comune Plebis Castelli, in cui era compresa la villa di Sala, detta del Vescovo, per essere stata fino dal secolo VII, signoria di Walprando Vescovo di Lucca, figlio di Walperto, il quale lasciò per testamento alla Mensa Vescovile lucchese, fra gli altri beni che possedeva nell'alta Garfagnana, la sua villa di Sala. Da Carlo IV nel 1376 è chiamata: Castrum Sale Episcopi.
Piazza giace poco sopra la confluenza dei due fiumi di Soraggio e di Minucciano. Era quella l'antica Pievania da cui dipendevano tutte le chiese della Garfagnana superiore,
quel Iacopo Buoso che avete nelle mani, ma anco contra qualunque altro capitasse nelle vostre forze, che in modo alcuni avesse colpa nel detto assassinamento, volemo che possiate procedere, condannare ed eseguire rigidamente, secondo che ricerca la natura del caso, non come Capitano, ma come Commissario ». L'Ariosto poi in ordine agli oggetti derubati si dirigeva alla Signoria di Lucca con queste parole: Magnifici ac potentes domini, domini osservandissimi etc. « A' giorni passati scrisse a V.S. di certe robe e forzieri sono appresso quel don Michele rettore della terra vostra di Gurfigliano; le quali son robe tolseno quelli tristi che assassinarono quella povera donna del Conte Gian Maria da Santo Donnino e il figliolo, che le portarono là; e V.S. per sua grazia, per sue lettere commisero a detto prete le tenesse appresso di sè, ne le dovesse dare senza licenza di quelle. Il perché queste robe, se sono di quelle del Conte, si spettano alli Frati e Monache qui di Santo Francesco, che sono eredi, e a uno altare: se anco sono di quelle di quelli assassini si spettano alla Camera del mio Illustrissimo Signore. E perché quelli ribaldi su ciò molestano il Prete, e le vorrebbeno; per tante, acciò non si possino gloriare di avere la roba e morte le persone, e che la sia data a chi si spetta, V. S. siano pregate, e anco per la giustizia, commettere al suo magnifico Vicario di Castiglioni, mandi per dette robe per parte di quelle, e me le facci portare qui a me; e io molto bene farò pagare li portatori e a V.S. mi raccomando offerendomi ad similia. Castelnuovi Garfagnane, 7 septembris 1524 ».
Raffaelli - Piazza al Serchio - pag.7 (continua) (torna inizio)