Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
Nell'anno 1631 Ponteccio e le Terre annesse andarono immuni dal terribile flagello del tifo, che desolò e distrusse persino interi paesi della nostra Provincia (1).
G R A G N A
A circa metri 300 da Ponteccio, ed al suo mezzogiorno, si ritrova il villaggio denominato Gragna, ove esistono sole cinque abitazioni con altrettante famiglie contenenti 30 individui, La sua posizione, per quanto alta, è assai bella, circondata da campi e prati pianeggianti e fertili, e da selve di castagni di non comuni dimensioni. Qui pure è un Oratorio pubblico, dedicato alla Vergine del Rosario, che in antico dicevasi la Madonna di Sommo Campo ed oggi s'intitola delle Grazie. Quest'Oratorio era in origine una piccola Cappella, la quale fu ampliata nel 1545. Le pietre per tale ingrandimento furono prese nella vicina Ròcca, già in isfacelo, che apparteneva ai Conti di Gragna, detta il Torrione; e fra le altre è da notarsene una segnatamente, posta sul davanti della chiesa, che porta scolpita anche oggi una testa di lupo conservata stupendamente.
(') Ci piace riportare testualmente le parole colle quali il Franchi descrive gli effetti spaventevoli del tremendo flagello.
«Erano le case abbandonate dalli habitatori, restando in quelle solo i cani, come per guardia; li armenti e le minute greggi andavano errando alla campagna senza pastori e guardiani; stavano le Ville, che erano poco dinanzi, prive affatto, e seppellite in sommo silentio; più non si udivano i suoni delle campane; più non si sentivano risonare i martiali instromenti; fuggivano li figlioli atterriti e piangenti li cadaveri insepolti delli estinti suoi genitori; e questi pure lasciavano in abbandono i lor diletti figlioli, quando l'ardentissima febre più dolorosamente li abbracciava; e se qualche pia persona, mossa vivamente da carità spirituale, si poneva all'impresa di dar sepoltura ad alcuno di quei morti, ecco che nel adempiere quel pietoso officio cadeva esanime anch'essa, et ivi restava miseramente insepolta; niuna voce e niun sibilo più si udiva de' pastori, i bestiami non sentivano insidie, nè li uccelli domestici, nè selvaggi ricevevano alcun danno; gli raccolti, passato il tempo di mietere, restavano infatti, invano aspettando d'esser tagliati da mietitori, e le uve rosseggianti prive delle foglie per l'arrivo del crudo inverno, facevano vaga mostra di sè nelle vigne, e poi marcivano, e venivano pasto delli animali immondi, per non essere chi le raccogliesse. Talché dove toccò questo pestifero morbo, diede dopo le passate miserie causa di angosciosi pianti e singulti; e se ciò Ponteccio, mia patria, non provò i rigori di questo velenoso mostro, mercé a questa Gloriosissima Vergine, quale ci impetrò dal suo Unigenito le misericordie infinite».
Raffaelli - Giuncugnano - pag.8 (continua) (torna inizio)